Il mio orientamento

L’approccio analitico

Il motore primo della psicoterapia è la sofferenza del malato e il desiderio di guarigione che ne deriva.
La psicoterapia psicoanalitica crea nuovi scenari psichici attraverso l’appropriazione soggettiva del paziente della propria storia psichica, aprendo nuove possibilità nella sua vita interiore, per un funzionamento più libero e più creativo.
Per questo la psicoanalisi è stata definita da Freud «Psicologia del profondo», perché assegna un ruolo centrale alla vita psichica inconscia.
Il lavoro psicoterapico non può prescindere dal rapporto interpersonale analista-paziente, che diventa teatro per la rielaborazione delle proprie dinamiche interne.
Grazie alla ricerca, alla maggior conoscenza di altre discipline, all’osservazione e la pratica clinica, nel corso del tempo teoria e tecnica dell’orientamento analitico sono progredite, portando ad alcune differenze di approccio al suo interno.
Il mio modello s’ispira al pensiero di Wilfred Bion.

Il modello di Wilfred Bion

A partire dal patrimonio teorico e clinico della psicoanalisi, W. Bion sottolinea il grande rilievo che, nel percorso di cura della persona, assume l’aspetto relazionale, prerequisito per lo sviluppo del pensiero creativo.

Si parla di «funzioni», ad esempio «funzione materna» (allargata anche alla relazione padre-figlio) ma anche genericamente «funzione genitoriale» rinunciando al concetto di ruoli chiaramente definiti di madre e padre.
Un’attenzione specifica viene quindi posta al gruppo (gruppo di individui e/o gruppo interno di un individuo), capace di contenere e trasformare i vissuti e le emozioni attraverso l’esercizio di una funzione auto-analitica, attivata e guidata dal terapeuta.

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Nell’immagine un dettaglio dell’opera: Le grandi bagnanti – Paul Cézanne

Il modello consente di valorizzare l’eterogeneità e di accogliere livelli più primitivi e più sofisticati di pensiero contemporaneamente.
Secondo Bion i «pensieri pensati» sostengono lo sviluppo e l’adattività, ma possono essere anche alla base della menzogna, mentre i «pensieri non pensati» possono diventare fonte di disturbo e alienazione ma anche di creatività. È importante dunque sviluppare l’«apparato per pensare i pensieri» in modo che sia funzionale ma non rigido.